Wasp Over Afghanistan :
No Music For Afghan Women
(No Burqa)
76 x 56 - Ritagli di Spartiti Musicali, Gesso, Juta su legno
(Click sull'immagine per ingrandire)
NO BURQA
E' il titolo della canzone scelta a commento e accompagnamento del quadro,
e’ composta e suonata da un trio di sole donne Afghane che si era formato a Kabul,
già nel 2002, adottando il nome di Burqa Band.
Suonavano coperte integralmente dal burqa e solo di nascosto per proteggersi dalle ritorsioni.
A parte una breve notorietà internazionale, le loro vere identità sono rimaste sconosciute.
DESCRIZIONE E MOTIVAZIONE DELL'OPERA
Ascolta la descrizione
Questa è un secondo lavoro con lo stesso argomento: la condizione delle donne nell'Afghanistan,
l'altro ha come titolo No Music For Afghan Women.
Il titolo di questa opera: WASP OVER AFGHANISTAN vuole accentuare i tormenti e i patimenti che
subiscono le donne da parte degli uomini paragonati ad assilanti vespe.
Dopo la riconquista di Kabul nel 2021 da parte dei Talebani, la cultura fondamentalmente arcaica, tribale,
androcentrica e maschilista, è tornata a imporsi in ogni aspetto della vita civile dell’Afghanistan
applicando la giurisprudenza hanafita, una delle quattro scuole giuridiche sunnite che piu’ delle altre
si basa sulle tradizioni locali, quando deve interpretare e applicare quanto scritto nel Corano.
Per quanto riguarda il comportamento delle donne, il loro abbigliamento e la musica, questa giurisdizione,
a differenza delle altre, interpreta e fa applicare i versetti generici e allusivi delle Sure 17, 24, 33
in modo estremamente rigido.
Con l’emanazione della “Legge sulla promozione della virtù e prevenzione del vizio”, oltre all’obbligo
per tutte le donne di indossare il Burqa, (indumento indossato praticamente nel solo Afghanistan)
l’articolo 22 esplicita chiaramente il divieto di riprodurre musica non solo in pubblico, ma anche in casa
e sui veicoli, e alla donne non solo di cantare, ma di far sentire la loro voce in pubblico.
Di conseguenza stati chiusi i conservatori e distruti molti strumenti musicali.
Con questo lavoro ho voluto rappresentare il silenzio, la solitudine e l’occultamento della personalità
e individualità femminile .
L’opera vuole porre l’attenzione sull’indumento che cela tutto della femminilità: volto, occhi, corpo e la bocca.
Il canto liberatorio che vorrebbe essere ascoltato è affidato alle note in cui è tessuto il burqa, ma queste,
come la voce, rimangono mute.
Non si può però non ammettere che molte donne considerano il Burqa una libera scelta religiosa identitaria,
anche se, forse, dovuta, e questo vale per tutte le latitudini, all’imprinting socioculturale.
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Quello che è intollerabile non è la tipologia degli indumenti in quali tali, di qualsiasi forma e colore,
ma la costrizione ad indossarli o a non indossarli.
La canzone scelta a commento e accompagnamento del quadro, e’ interessante sia perché composta e suonata
da un trio di sole donne, sia per il testo.
Lo stile “Indie” del brano mescola generi diversi e il testo volutamente semplice, se da un lato, con la ripetizione
del mantra “Niente Burqa” ribadisce il rifiuto letterale dell’indumento criticandone l’integralismo dall’altro
evidenzia l’iper esposizione dei corpi della donna e dell’uomo della società occidentale a scopi prettamente consumistici.
Le canzoni registrate in studi improvvisati erano diffuse solo attraverso videoclip in circuiti ristretti.
A parte una breve notorietà internazionale, le loro vere identità sono rimaste celate.