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RISONANZE VISIVE - PENSIERI IN FILIGRANA
Foto 1
Foto 1 ingrandita
MESSAGE FROM A JAIL
THE PRISONER
60 x 100 - Chiodi ferro su Telaio di legno
(Click sull'immagine per ingrandire)



  

The Prisoner

La canzone scelta da abbinare a questa opera è The Prisoner, un brano del Poeta cantante Gill Scott-Haron contenuto nell'LP Pieces of a Man del 1971

DESCRIZIONE E MOTIVAZIONE DELL'OPERA

Ascolta la descrizione Dietro ad ogni detenuto c'è una persona, una storia, certamente sofferenza. Una persona che ha commesso un reato, e che per questo deve rispondere delle proprie responsabilità, non cessa di essere una persona, con la propria storia, le proprie paure, i propri errori e, soprattutto, con la possibilità di cambiare. La prigione separa dalla società, ma non dovrebbe trasformarsi in un luogo di esclusione definitiva. Nell’opera che ho realizzato, il detenuto è invisibile: non vediamo il suo volto, non conosciamo la sua storia. Vediamo soltanto una vecchia finestra e dei segni sotto forma di vecchi chiodi di recupero. Il prigioniero non dispone di carta, ma vuole lanciare un messaggio di aiuto; se lo scrivesse normalmente lo scritto sarebbe immediatamente individuato e censurato. Il messaggio è lì, davanti agli occhi, ma è criptico, può essere inteso soltanto da chi sa interpretarlo, infatti è scritto in un codice per mascherare il messaggio. Ogni chiodo, in base all’orientamento della testa, rappresenta un bit, uno 0 o un 1 e, leggendo dall’alto verso il basso gli otto elementi verticali di ogni colonna formano quattro byte. I quattro byte nel codice ASCII rivelano la parola: HELP. Il messaggio è una richiesta d'aiuto, ma potrebbe essere anche qualcosa di più: il desiderio di essere ascoltato, di non essere dimenticato, di mantenere un legame con il mondo al di là delle sbarre. Forse è proprio questo uno dei compiti più difficili di una società: riuscire a condannare un comportamento senza condannare definitivamente una persona. Perché privare qualcuno della libertà non dovrebbe significare privarlo della dignità, della speranza e della possibilità di ricominciare. La canzone scelta da abbinare a quest’opera è "The Prisoner" di Gil Scott-Heron. L’autore estende l’idea di prigione al mondo, ma il il mondo rimane comunque una cella sia fisica che psicologica diventando una metafora dell'oppressione, dell'isolamento e della disperazione, soprattutto dagli emarginati come molti neri in America. Chi è in prigione coltiva in sé una rabbia che può diventare incontrollabile ma, al fondo, l’umano lancia l’appello: "Vi prego, fratelli e sorelle. Conto su di voi" sottolineando che la sopravvivenza individuale dipende dall’ascolto, dal sostegno reciproco e dalla rottura del silenzio imposto dai muri.