100 x 100 - Sassi, Sabbia, Cenere, Rete mettalica su legno<
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AUSCHWITZ
Auschwitz e' una canzone composta da Francesco Guccini
(originariamente accreditata a Lunero e Maurizio Vandelli )
contenuta nell' Album “Folk Beat n°1” del 1967
portata al successo dal gruppo l’ Equipe 84
Son morto con altri cento,
Son morto ch’ero bambino,
Passato per il camino
E adesso sono nel vento
E adesso sono nel vento
Ad Auschwitz c'era la neve,
Il fumo saliva lento
Nel freddo giorno d'inverno
E adesso sono nel vento,
E adesso sono nel vento
Ad Auschwitz tante persone,
Ma un solo grande silenzio:
E' strano non riesco ancora a sorridere
Qui nel vento,
A sorridere qui nel vento...
Io chiedo come può l'uomo
Uccidere un suo fratello
Eppure siamo a milioni
In polvere qui nel vento,
In polvere qui nel vento
Ancora tuona il cannone
Ancora non è contenta
Di sangue la bestia umana
E ancora ci porta il vento
E ancora ci porta il vento
Io chiedo quando sarà
Che l'uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
E il vento si poserà
Io chiedo quando sarà
Che l'uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
E il vento si poserà
E il vento si poserà..
DESCRIZIONE E MOTIVAZIONE DELL'OPERA
Ascolta la descrizione
Come non onorare e ricordare lo sterminio di milioni di persone causato dalle folli tesi
di un uomo che sedusse un intero popolo portandolo alla rovina.
Per rappresentare i mucchi di teschi e ossa accatastati scoperti alla liberazione dei campi
di sterminio, poveri resti di quello che rimaneva di uomini, donne e bambini ho scelto di usare i sassi.
In molte culture l’osso e’ stato associato alla pietra proprio perché rappresenta ciò che sopravvive alla morte.
La carne si dissolve mentre lo scheletro rimane.
In questo senso l’osso diventa una sorta di pietra del corpo, e nella storia dell’uomo i primi manufatti
erano di sasso e d’osso.
Inoltre nella tradizione ebraica lasciare un sassolino sulla tomba è un modo per indicare
che qualcuno è passato per ricordare, perché non si è morti se qualcuno ci ricorda.
Le pietra a differenza dei fiori che appassiscono, resistono nel tempo, sono durevoli a simboleggiare
un segno che persiste nel tempo.
Arbeit macht frei (in tedesco Il lavoro rende liberi)
era la scritta in ferro posta all'ingresso di numerosi lager nazisti
come quello di Auschwitz, funzionante dal 14 giugno 1940.
Nel complesso furono sterminati più di un milione di prigionieri,
in gran parte ebrei ma anche di etnie di mezza Europa.
Facevano parte del complesso tre campi principali
Auschwitz I
Auschwitz II (BIRKENAU)
Auschwitz III (Monowitz)
e quarantacinque sottocampi.
Le truppe sovietiche liberarono il campo il 27 gennaio 1945
Quella data e' commemorata dal 2005 come "Giorno della Memoria."
Nota
Nel 1940 un prigioniero polacco, di professione fabbro, Jan Liwacz,
venne incaricato di realizzare la scritta in ferro battuto.
Nel costruire la scritta, Liwacz saldò provocatoriamente
la lettera «B» della parola Arbeit sottosopra.
Tale gesto di ribellione intellettuale assunse notorietà e un forte valore simbolico.
Tanto che la lettera B capovolta divenne un emblema di libertà
Una sua rappresentazione alta due metri campeggia dal 2014
di fronte alla sede del Parlamento europeo a Bruxelles.